Interpretazione nei servizi sociali

1. CONTESTO: L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA

Etnias ValparaisoTra la seconda metà dell’Ottocento e la seconda metà del Novecento l’Italia è stata terra di emigrazione, vari flussi migratori si sono susseguiti per diverse cause, prima fra tutte la ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita. Oggi, invece, l’Italia è diventata la meta di centinaia di migliaia di immigrati e rifugiati. Negli ultimi anni, per via dell’aumento dei flussi migratori, sia in Italia che in altri paesi europei, l’argomento immigrazione è diventato oggetto di aspri dibattiti politici. Se da un lato la “Dichiarazione Universale dei diritti umani” – all’articolo 13 – garantisce che “ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato”, dall’altro sempre più governi stanno assumendo una posizione di chiusura nei confronti dei migranti.

Statistiche

Secondo le stime dell’Istituto nazionale di statistica, sono 5 milioni 224 mila gli stranieri residenti nel nostro Paese al 1° gennaio 2019, con un aumento del 17,4%, e rappresentano l’8,7% della popolazione. Il saldo migratorio con l’estero risulta positivo per 190 mila unità e i flussi in ingresso sono perlopiù̀ dovuti a cittadini stranieri: 302mila persone (ISTAT, Indicatori demografici, 7 febbraio 2019).

Per quanto riguarda le nazionalità di provenienza, secondo i dati del 2017 riportati dall’ISTAT (Bilancio demografico 2017, 13 giugno 2018), sono presenti complessivamente nel nostro Paese poco meno di 200 nazionalità. La collettività più numerosa è quella romena con 1.190.091 residenti, il 23,1% del totale. Seguono i cittadini dell’Albania (440.465, l’8,6%), del Marocco (416.531, l’8,1%), della Cina (290.681, il 5,7%) e dell’Ucraina (237.047, il 4,6%) (Camera dei deputati Servizio Studi, 2019).

Politiche migratorie

Lo Stato programma periodicamente con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, il cosiddetto ‘decreto-flussi’ introdotto dalla legge n.40/1998, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio italiano per lavoro subordinato e autonomo. La normativa prevede anche l’ingresso per lavoro in casi particolari (articolo 27 del Testo unico sull’immigrazione).

Il nuovo decreto legge n. 113/2018 (c.d. decreto Salvini) convertito in legge 1 dicembre 2018, n. 132 ha introdotto nuove tipologie di permessi di soggiorno. In sintesi, ha modificato il trattenimento dei richiedenti asilo, prolungando il trattenimento degli stranieri irregolari nei centri di permanenza per i rimpatri (CPR), ha ampliato la lista dei reati che comportano la revoca della protezione internazionale, è stato riformato il sistema di accoglienza ed è stata modificata anche la legge sulla revoca della cittadinanza (acquisita per matrimonio, naturalizzazione o concessa allo straniero nato e residente in Italia fino al compimento della maggiore età). (Ministero dell’Interno, 2017).

2. L’INTERPRETAZIONE IN AMBITO SOCIALE

Già negli anni 60 e 70 alcuni Paesi del mondo iniziarono a riconoscere le caratteristiche di questa branca dell’interpretazione, “l’interpretazione sociale” a causa delle esigenze di intermediazione nate con il fenomeno dell’immigrazione.

L’Australia è stato un Paese pioniere per quanto riguarda la creazione di un sistema di accreditamento nazionale per interpreti. Nel 1973, il Dipartimento di Immigrazione stabilì il TIS (Telephone Interpreters Service), un servizio di interpretazione telefonica per l’assistenza agli immigrati. In Australia sono state portate avanti numerose iniziative per creare standard nazionali e un sistema di accreditamento per gli interpreti, come la creazione del NAATI (National Accreditation Authority for Translators and Interpreters) nel 1977.

Negli anni 90 nacque in Gran Bretagna la figura del Registered Public Service Interpreter, un albo di interpreti professionisti specializzati nell’ambito dei servizi pubblici. Ha un registro pubblico di interpreti professionisti, qualificati e responsabili.

Occorre ricordare che la riunione internazionale sull’interpretazione nei servizi pubblici che ebbe luogo a Strasburgo nel 1995 segnò un punto di svolta per l’interpretazione in ambito sociale. A seguito di questa riunione fu creata l’associazione Babele, con l’obiettivo di ottenere una professionalizzazione di questa attività. Tuttavia, principalmente a causa di problemi economici, quest’associazione non riuscì a prosperare.

Invece, l’associazione Critical Link International, fondata a Toronto nel 1997 con aspirazioni simili, ebbe più successo. Furono organizzate varie riunioni nelle quali si trattavano temi quali il codice deontologico o la qualità dell’interpretazione, e si riuscì a definire maggiormente l’attività. Inoltre, questi congressi si svolgono ancora oggi con continuità e il prossimo evento sarà nel 2019.

Attualmente, nonostante i progressi compiuti, resta ancora tanta strada da fare in molti Paesi per ottenere una piena professionalizzazione dell’attività.

3. L’INTERPRETAZIONE IN AMBITO SOCIALE IN ITALIA

Visto l’esponenziale aumento dei flussi migratori in Italia, dovrebbe esserci una grande richiesta di interpreti professionisti nel settore pubblico. Tuttavia, la situazione è ben diversa: molto spesso non viene riconosciuto il valore aggiunto della professionalità di un interprete e, per risparmiare sui costi di assunzione, si preferisce rivolgersi a volontari, studenti, amici o familiari degli utenti, bambini compresi. Per di più, le assunzioni sono sempre a tempo determinato, la remunerazione è bassissima, se non nulla, e i requisiti richiesti sono irrisori (nessun titolo di studio specifico e nessuna procedura di selezione) (Easy Languages, 2019). Nonostante l’interpretazione sociale venga utilizzata in diversi ambiti (ospedali, tribunali, questure, municipi, scuole, prefetture, ecc.), i tre più comuni in Italia, per via della presenza massiccia di immigrati, sono le ONG, le associazioni e i centri di accoglienza finalizzati ad agevolare la comunicazione tra rifugiati/immigrati e istituzioni o altri enti pubblici e privati. Tra le associazioni italiane che offrono servizi professionali di interpretazione in ambito sociale e comunitario ricordiamo la cooperativa sociale INTEGRA, la cooperativa ITC e la cooperativa sociale di interpretariato CREI.

Nel caso delle ONG, le più significative in quanto alla presenza di interpreti sono la Croce Rossa e l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. È importante evidenziare che gli interpreti che fanno parte di queste ONG di solito sono volontari. La maggior parte del volontariato online dell’UNHCR si occupa di lavori di traduzione, poiché il comitato spagnolo dell’UNHCR riceve diversi documenti, comunicati stampa, comunicazioni, ecc., in inglese e in francese dall’UNHCR internazionale che è necessario tradurre in italiano.

La maggior parte delle lingue utilizzate nell’interpretazione in ambito sociale non sono lingue europee, bensì lingue meno diffuse, molto spesso persino i dialetti. Inoltre, le persone che partecipano in questo tipo di interpretazione appartengono di solito a culture molto diverse, per cui bisognerà sempre tenere presente il divario culturale che potrebbe esserci e cercare di avvicinare il più possibile gli interlocutori fra di loro.

4. TECNICHE E MODALITÀ

Nell’interpretazione in ambito sociale si possono ampliare le diverse tecniche di interpretazione esistenti, ma la tecnica predominante è l’interpretazione dialogica o bilaterale. Ciò è dovuto al fatto che in ambito sociale si interpretano solitamente dialoghi con interventi di breve durata, come per esempio un dialogo tra un immigrato che va al Comune per registrarsi e un/una funzionario/a.

È anche tipica la traduzione a vista, che consiste nel tradurre oralmente un documento scritto affinché uno dei due interlocutori possa comprenderlo, per esempio un contratto di lavoro o un modulo.

Per quanto riguarda le modalità, all’interpretazione presenziale se ne aggiungono altre due che negli ultimi anni hanno acquisito importanza: l’interpretazione telefonica e la videoconferenza.

L’interpretazione telefonica si usa quando le persone coinvolte si trovano in posti diversi e si effettua una chiamata tra i partecipanti e l’/la interprete. Il problema principale di questa modalità è la perdita dell’informazione non verbale, per cui l’interprete deve possedere grandi capacità ed esperienza. Tra i vantaggi di questa modalità troviamo la facilità di accesso a interpreti di varie combinazioni linguistiche in orari flessibili e una riduzione dei costi.

L’interpretazione tramite videoconferenza, così come quella telefonica, viene impiegata quando i partecipanti non si trovano nello stesso punto geografico. Questa modalità presenta un vantaggio rispetto a quella precedente, in quanto la maggiore visibilità dell’interprete implica una minore perdita d’informazione non verbale.

5. PROFILO DELL’/DELLA INTERPRETE

Non è insolito che in ambito sociale chi svolge il ruolo di interprete non sia né un professionista accreditato né abbia ricevuto alcun tipo di formazione. In numerose occasioni, si tratta semplicemente di persone che padroneggiano le due lingue di lavoro (non sempre ad un livello sufficiente) e, molte volte, sono i familiari stessi a svolgere questo ruolo.

Questo comporta una serie di rischi, poiché questa attività richiede determinati requisiti che chi interpreta deve soddisfare affinché vi sia una buona comunicazione tra i due interlocutori. In primo luogo, la professionista interprete deve aver ricevuto una formazione nelle diverse tecniche e modalità di interpretazione, e deve anche conoscere aspetti cruciali di questa attività quali la modulazione della voce, la distribuzione dell’attenzione o il procedimento di presa di note. Inoltre, è fondamentale che sappia far fronte a molteplici difficoltà, come per esempio l’uso di una terminologia specifica, la mancanza di materiale di supporto, la mancanza di accesso ad attrezzature elettroniche, la mancanza di sostegno istituzionale e la scarsa o perfino mancata retribuzione nel caso dei volontari.

Sul piano emotivo, deve conoscere le varie situazioni con le quali può confrontarsi e deve essere capace di reagire in maniera appropriata, rispettando il codice deontologico.

Se non si soddisfano tutti questi requisiti, è molto probabile che si presentino problemi a causa di errori nella riproduzione del messaggio, o del mancato adempimento della riservatezza e dell’imparzialità alle quali è tenuta un’interprete professionista.

Inoltre, in molte occasioni il ruolo dell’interprete viene confuso con quello di un mediatore culturale, dato che entrambe le professioni presentano una serie di competenze comuni, riportate da El Hasnaoui (2005). Ciò nonostante, esiste una differenza sostanziale tra le due, ovvero che la mediazione interculturale non si limita a superare la barriera linguistica, ma anche quella culturale, che può generare ostacoli alla comprensione reciproca. L’interprete, invece, deve attenersi al suo compito di agevolare la comunicazione dal punto di vista strettamente linguistico; è vero che nell’ambito dell’interpretazione sociale, questa imparzialità può risultare complicata, ma è importante che il professionista non oltrepassi i limiti delle sue funzioni e che, salvo alcune occasioni puntuali che richiedono una minima precisazione culturale, non sfoci nel campo della mediazione.

6. CODICE DEONTOLOGICO

Sebbene non esista un codice deontologico ufficiale per l’interpretazione in ambito sociale, vorremmo evidenziare una serie di principi fondamentali che bisogna tenere in considerazione quando si svolge questo compito. In particolare, nell’ambito sociale questo codice è di vitale importanza, a causa dei conflitti etici che potrebbero nascere a causa delle situazioni complicate in cui può vedersi coinvolto un o una professionista interprete. Inoltre, occorre ricordare che il rapporto con il cliente, un punto fondamentale di qualsiasi codice deontologico, prende una piega particolare in questo ambito, poiché il coinvolgimento di chi interpreta può arrivare a oltrepassare le questioni strettamente professionali.

Per quanto riguarda i contenuti del codice deontologico della professionista interprete, ne esistono alcuni che ritroviamo anche in altre professioni, come la professionalità, la disponibilità, l’integrità, ecc. Ciò nonostante, vi sono anche una serie di punti specifici che conviene tenere bene a mente:

  • Il/la interprete in ambito sociale non potrà rivelare informazioni sull’interpretazione né informazioni su nessuna delle controparti. Si tratta di un principio molto importante, poiché le persone che vengono interpretate parleranno di temi molto personali, persino di cose di cui provano vergogna, pertanto chi interpreta deve essere consapevole di ciò e, fin dal primo momento, deve informare gli utenti sulla totale riservatezza delle informazioni.
  • Il/la interprete deve ripetere le stesse parole dell’interlocutore, per quanto possano essere dure, anche se vanno contro i propri principi. Inoltre, è probabile che, se le controparti coinvolte sono due, l’interprete sostenga l’una o l’altra, ma questo non deve assolutamente trapelare nell’interpretazione, non può lasciarsi influenzare dalla sua opinione. (Hale, 2007)
  • Accuratezza. Il/la interprete deve conoscere la maggiore quantità di termini possibili nel maggior numero di ambiti possibili, deve sapersi confrontare con diversi accenti, visto che in alcune occasioni avrà a che fare con immigrati che non parlano la lingua che utilizzano per comunicare con l’interprete, e deve ritrasmettere tutte le informazioni senza aggiunte né omissioni. (Hale, 2007)
  • Il/la interprete in ambito sociale deve tradurre il messaggio con esattezza, trasmettendone il contenuto linguistico e culturale, riflettendone nel modo più fedele possibile il registro, il livello idiomatico, ecc. utilizzati dagli interlocutori, per poter riprodurre lo stesso effetto dei loro interventi. Per esempio, se l’interlocutore si mostra aggressivo o nervoso nel modo di parlare, l’interprete deve fare altrettanto e non utilizzare un tono di voce neutro. (Hale, 2007)
  • Rispetto per le persone. Chi interpreta deve trattare con rispetto tutte le persone coinvolte nell’atto interpretativo.
  • Conflitto d’interessi. Il/la interprete informerà gli interlocutori su qualsiasi conflitto d’interessi che possa generarsi, per esempio, nel caso fosse un conoscente di una delle controparti.
  • Mediazione culturale. Il/la interprete deve tenere in considerazione i riferimenti culturali che possono emergere durante il discorso, ma è necessario ricordare che l’interprete non è un mediatore culturale, per cui il proprio lavoro deve limitarsi a spiegare solo quelli che possono costituire un ostacolo alla comunicazione.
  • Il/la interprete deve accettare solo incarichi alla sua portata e, se ritiene che non sia sufficientemente preparato, deve astenersene.
  • Il/la interprete deve cercare di migliorare costantemente le sue competenze professionali partecipando a programmi di formazione e ricerca, di perfezionamento, ecc.
  • È consigliabile tenere in considerazione tutti questi aspetti quando si interpreta, sempre al fine di svolgere questo compito in modo professionale e di agevolare al meglio la comunicazione per entrambi gli interlocutori.

7. BIBLIOGRAFIA

Camera dei deputati Servizio Studi. (2019, aprile 12). Tratto da https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1105627.pdf?_1557674616893

Easy Languages. (2019, aprile 29). Tratto da http://www.traduzione-testi.com/traduzioni/attivita-correlate-alla-traduzione/linterpretariato-nei-servizi-pubblici.html

Ministero dell’Interno. (2017, febbraio 17). Tratto da https://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/politiche-migratorie

 

Hasnaoui, Z. (2005). “Retos y técnicas en la mediación cultural”.

Valero, C. (ed.). Traducción como mediación entre lenguas y culturas. Madrid. Università di Alcalá.

Hale, S. (2007). Community interpreting. Basingtoke (England) [ecc.]: Palgrave Macmillan