Interpretazione poliziesca e penitenziaria

Concetti chiave dell’ambito poliziesco in Spagna

Forze e corpi di sicurezza dello Stato

Ai sensi della legge organica 2/1986, le forze e i corpi di sicurezza dello Stato sono(c) Dave Connerresponsabili del mantenimento della sicurezza pubblica. I suoi membri devono cooperare tra loro ed essere regolati da un insieme di principi fondamentali, contenuti nell’articolo 5 della suddetta legge:

  • Adeguamento all’ordinamento giuridico: tra le altre cose, devono rispettare tutta la legislazione spagnola e agire con imparzialità e integrità.
  • Rapporti con la comunità: devono agire correttamente e proteggere i cittadini, tra le altre funzioni.
  • Trattamento dei detenuti: devono essere “debitamente identificati” e devono rispettare e proteggere i detenuti.
  • Dedizione professionale: devono intervenire quando necessario, anche quando non sono in servizio.
  • Segreto professionale: in linea di massima, devono mantenere la riservatezza.
  • Responsabilità: devono essere responsabili delle proprie azioni.

Secondo la legge sopra menzionata, le forze e i corpi di sicurezza dello Stato svolgono varie funzioni, tra cui “garantire il rispetto delle leggi e delle disposizioni generali”, “assistere e proteggere le persone” e “prevenire l’esecuzione di atti criminali”. Inoltre, questi comprendono anche due organismi che hanno funzioni specifiche: il Cuerpo Nacional de Policía e la Guardia Civil.

Il Cuerpo Nacional de Policía (Polizia di Stato italiana) è nato dalla fusione del Cuerpo Superior de Policía con la Policía Nacional. Tra le varie funzioni, secondo la Legge rientrano la “spedizione del Documento Nazionale d’Identità”, “il controllo d’ingresso e uscita di spagnoli e stranieri dal territorio nazionale” e “l’indagine e il perseguimento dei delitti connessi alla droga”.

Per quanto riguarda la Guardia Civil, si tratta di un corpo militare legato a vari ministeri che risalgono alla metà del XIX secolo e le cui funzioni includono “la tutela fiscale dello Stato” e il “controllo dei traffici”.

Il sistema penitenziario

L’articolo 1 della Legge Generale Penitenziaria stabilisce che due degli obiettivi principali del sistema carcerario sono la “rieducazione e il reinserimento sociale” ed “il mantenimento e la custodia”. Attualmente, in Spagna ci sono circa 160 centri penitenziari, e la presenza di stranieri in questi centri ha visto un aumento negli ultimi anni; secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (INE) nel 2010, circa il 27,9% delle persone condannate erano di nazionalità non spagnola. Molte di queste persone conoscono solo la loro lingua madre, per cui si rende indispensabile la presenza di un interprete in questo campo.

Oltre alle carceri, in Spagna esistono Centri di detenzione per stranieri, non penitenziari, dove sono trattenuti gli stranieri soggetti alle procedure di espulsione dal Paese. Questa detenzione dovrà essere il più breve possibile e non potrà superare i 60 giorni.

Al momento, uno dei principali problemi dei Centri di detenzione per stranieri è la detenzione congiunta degli stranieri che hanno commesso crimini insieme a coloro che non ne hanno commessi, una situazione che ha suscitato grandi polemiche. Sebbene ora siano a carico del Ministero degli Interni, si prevede che questi centri passino sotto la gestione delle ONG.

Diritto di Asilo

Secondo la legge 12/2009, questo diritto è una protezione offerta a chi possiede lo status di rifugiato, concessa a “qualsiasi persona, che per fondato timore di essere perseguitata […], si trova fuori dal paese di appartenenza e non può o, a causa di tali timori, non vuole affidarsi alla protezione di quel Paese”. Analogamente, si può concedere un diritto denominato “protezione sussidiaria” a coloro che si trovano ad affrontare determinate circostanze nel loro Paese d’origine, tra cui pena di morte e gravi minacce. La concessione del diritto di asilo prevede l’autorizzazione di una permanenza provvisoria in Spagna e anche determinati diritti, uno dei quali è il diritto all’interprete.

L’interpretazione nel campo della polizia

Legislazione

Di seguito sono riportate alcune delle principali leggi che regolamentano il diritto all’interprete nel campo della polizia, classificate in base alla loro provenienza e al loro relativo campo d’applicazione. Tuttavia, va precisato che molte di queste leggi fanno riferimento più al campo dell’interpretazione giudiziaria, e non tanto all’interpretazione di polizia. La maggior parte dei riferimenti sono stati presi dalle opere di Ortega Herráez (2011) e Del Pozo (2016).

Legislazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite:

  • Dichiarazione Universale dei diritti umani: datata 1948, è composta da 30 articoli e racchiude i principi fondamentali su cui dovrebbero basarsi tutte le altre leggi. Negli articoli 8 e 10 si fanno riferimenti al “diritto ad un ricorso effettivo” e al “diritto ad essere ascoltati pubblicamente e in modo imparziale”, che in determinati casi coinvolge la presenza di un interprete.
  • Patto internazionale sui diritti civili e politici: nell’articolo 14 si stabilisce il diritto che qualsiasi persona abbia ad “essere assistita gratuitamente da un interprete, nel caso in cui non parli o non comprenda la lingua usata in tribunale.

Legislazione dell’ Unione Europea:

  • Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo: l’articolo 6 stabilisce qualcosa di molto simile a quanto indicato nel Patto internazionale sui diritti civili e politici.
  • Libro verde sulle garanzie procedurali a favore di indagati e imputati in procedimenti penali nel territorio dell’Unione Europea: nel paragrafo 5 si illustrano una serie di riflessioni sulla necessità di affidarsi ad un interprete. Si fa una chiara distinzione tra traduzione e interpretazione e si sottolinea l’importanza del carattere gratuito del servizio per gli indagati e della formazione degli interpreti.
  • Direttiva 2010/64/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 ottobre 2010: è nata a seguito delle proposte del Libro verde e il suo campo di applicazione inizia nel momento in cui una persona è considerata indagata ed è quindi pertinente per l’interpretazione nel campo della polizia. Nella presente si menziona il diritto ad usufruire del servizio di un interprete, ma vengono evidenziati in special modo due riferimenti al controllo di qualità nei processi di traduzione e interpretariato e al rispetto della riservatezza da parte dei professionisti. Si sottolinea anche l’importanza che i professionisti del campo giudiziario acquistino familiarità con le circostanze inerenti al lavoro con gli interpreti, sebbene in questa sezione non siano comprese le Forze e i Corpi di Sicurezza.

Legislazione spagnola:

  • Costituzione spagnola: l’articolo 17.3 stabilisce che “ogni detenuto deve essere repentinamente informato, e in modo per lui comprensibile, dei suoi diritti e dei motivi della sua detenzione”, da cui ne deriva che la presenza dell’interprete in alcuni casi possa essere indispensabile.
  • Legge Organica 4/2000 (Legge sull’Immigrazione): l’articolo 20 stabilisce che, nel caso di “procedimenti amministrativi o giudiziari”, gli stranieri “avranno diritto alla presenza di un interprete se non comprendono o non parlano la lingua ufficiale che si utilizza”.
  • Codice di procedura penale: questa legge risale alla fine del XIX secolo e l’articolo 441, dedicato agli interpreti, risulta del tutto obsoleto, in quanto stabilisce che, in assenza di un “interprete qualificato”, questo compito può essere svolto da qualsiasi persona che abbia padronanza della lingua in questione.

Legislazione in Italia:

  • Con la legge n. 103 del 2017 sono state apportate modifiche al Codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario fino ad allora in vigore. La modifica del presente articolo prevede che l’amministrazione penitenziaria si possa avvalere di professionisti tra cui mediatori culturali ed interpreti retribuiti in base alle singole prestazioni.
  • Il Capo VI dell’articolo 25 fa menzione specifica delle misure relative all’integrazione dei detenuti stranieri all’interno del carcere. Tra queste, l’inserimento negli istituti penitenziari di mediatori culturali e interpreti. Queste figure sono anche membri della commissione che si occupa di organizzare attività culturali e ricreative per i detenuti.
  • Nell’articolo 143 del codice di procedura penale italiano viene definito il diritto all’interprete e alla traduzione di atti fondamentali. Secondo l’articolo 143, l’imputato che non conosce la lingua italiana ha diritto all’assistenza di un interprete ai fini di poter comprendere correttamente l’accusa, seguire lo svolgimento degli atti e comunicare con il suo difensore prima di un interrogatorio. L’imputato ha altresì diritto alla traduzione gratuita degli atti, essenziali per poter seguire lo svolgimento delle procedure penali. Inoltre, l’interprete e il traduttore vengono nominati anche nel caso in cui il giudice, il pubblico ministero o l’ufficiale di polizia giudiziaria conoscano la lingua straniera dell’imputato. Infine, va notato che la prestazione dell’interprete e del traduttore è obbligatoria.

La situazione degli interpreti in Spagna e in altri Paesi

Attualmente, la Direzione Generale di Polizia dispone di un Servizio di Traduzione e Interpretazione con un personale composto da funzionari. Tuttavia, ci sono altri modi di lavorare come interprete della polizia in Spagna:

  • La polizia dispone di un sistema di appalti pubblici. Questo sistema è stato molto criticato, sia per la scarsa qualità di alcuni servizi che per i bassi compensi riservati agli interpreti.
  • Sia la polizia che la Guardia Civil dispongono di concorsi amministrativi per il personale dipendente.
  • Si assume anche personale interinale per posti vacanti.
  • Nella Guardia Civil c’è anche la possibilità di lavorare come interprete free-lance.
  • Per quanto riguarda le Istituzioni Penitenziarie, tutti gli interpreti fanno parte del personale interinale.

Per quanto riguarda l’Italia, esiste l’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti (AITI), considerata la prima associazione italiana nel settore sia per anno di fondazione (è stata fondata nel 1950) che per numero di iscritti (1165 membri). Si tratta di un’associazione senza scopo di lucro di traduttori e interpreti professionisti. Unisce traduttori e interpreti specializzati in vari ambiti: traduttori tecnico-scientifici, traduttori editoriali, traduttori giuridico-giudiziari, localizzatori, interpreti di conferenza, interpreti in ambito commerciale, giuridico-giudiziario e socio-sanitario.

Caratteristiche dell’interpretazione nel campo poliziesco e penitenziario

Ad oggi si può affermare che l’interpretazione nei servizi pubblici nel suo complesso sta vivendo un momento di grande successo in quanto al riconoscimento e al consolidamento come professione, grazie in gran parte al crescente numero di indagini condotte in questo campo negli ultimi anni. Tuttavia, va notato che molti di questi studi presentano alcune imperfezioni, tra cui emerge la loro natura prettamente descrittiva. Va anche notato che la tradizionale posizione di discredito in cui si è soliti collocare questa modalità (a differenza di altre come l’interpretazione di conferenza) è ancora più lampante nel caso specifico dell’interpretazione nel campo poliziesco e penitenziario, nonostante sia indispensabile nei diversi contesti in cui ha luogo.

Ma quali sono i contesti in cui si svolge solitamente l’interpretazione? Combinando le proposte di Hale (2007) e Olalla (2006), è possibile arrivare alla seguente classificazione:

  • Interrogatori: le parti implicate sono l’agente di polizia, la persona interrogata e l’interprete. Tra le prime due è inevitabile che ci sia un certo antagonismo, a causa della posizione stessa dell’interrogatore, sebbene il tutto si svolga in un contesto non eccessivamente formale.
  • Deposizioni: le parti coinvolte sono l’agente di polizia, il testimone e l’interprete, e in questo caso i primi due sono soliti mantenere un rapporto di imparzialità. Il grado di formalità è simile a quello degli interrogatori.
  • Colloqui con gli avvocati: le parti coinvolte sono l’avvocato, il cliente e l’interprete e, in questo caso, qualunque situazione di tensione che possa essere presente negli scenari menzionati è di solito considerevolmente attenuata.
  • Indagini di polizia: all’interno di questa sezione, Olalla (2006, 241-242) evidenzia tre possibili attività:
    • Traduzione di documentazione: che presuppone la conoscenza del linguaggio giudiziario e di polizia. Potrà essere soggetta a revisioni.
    • Colloqui con persone fisiche: come quelle menzionate sopra.
    • Osservazioni telefoniche: sono condotte “in un quadro giuridico” e sempre con l’autorizzazione di un giudice.

E quali sono le difficoltà principali legate al lavoro dell’interprete della polizia?

  • Lavorare con altri professionisti: la cooperazione con persone che potrebbero non avere familiarità con i processi inerenti all’interpretazione può comportare alcuni problemi, come si evince dallo studio di Perez e Wilson (2007).
  • Scenari lavorativi: il lavoro dell’interprete nell’ambito poliziesco e penitenziario può svolgersi in molteplici contesti, ne deriva, pertanto, un senso di incertezza. Questi ambienti sono anche caratterizzati dal fatto di essere meno accoglienti di quelli che può trovare un interprete di conferenza, il che rappresenta un’ulteriore difficoltà.
  • Terminologia specifica: la terminologia specifica è una costante nei diversi ambiti di interpretazione, ma nel campo poliziesco e penitenziario risulta essere particolarmente complessa, poiché il lessico quasi giudiziario utilizzato dalle forze di sicurezza è in contrasto con la “terminologia criminale”, una sorta di slang utilizzato da alcuni malviventi. Questo gergo è caratterizzato da:
    • Un registro colloquiale, con l’uso di una grammatica semplice.
    • Mancanza di univocità, dal momento che la polisemia permette di conferire alla lingua una maggiore opacità alle orecchie degli interlocutori esterni.
    • Utilizzo di codici ad hoc che è opportuno decifrare.

Va anche notato che questi linguaggi si evolvono rapidamente, per cui è importante che l’interprete rinnovi costantemente le proprie conoscenze per poter garantire la comprensione del messaggio.

  • Stress: lo stress può colpire chiunque svolga un’attività interpretativa e, nel caso dell’interpretazione nei servizi pubblici (e, per estensione, nella sfera della polizia), non fa altro che aumentare. Secondo Valero (2006), esistono diverse variabili (personali, situazionali e contestuali) che possono influire sul livello di stress, e una delle sue conseguenze più evidenti è il cosiddetto “trauma del vicario” (2006: 145), che deriva dall’empatia che l’interprete può provare nei confronti delle storie raccontate dall’emittente del messaggio.

Tecniche e modalità

Nell’interpretazione poliziesca e penitenziaria confluiscono varie tecniche, che vengono utilizzate in base alle circostanze specifiche di ciascun caso:

  • Interpretazione dialogica: è la più comune, per via della natura conversazionale della maggior parte dei processi comunicativi in questi settori. Può essere impiegata, come già detto, in interrogatori, deposizioni, ecc.
  • Interpretazione consecutiva: si realizza quando gli interventi di un’interpretazione dialogica diventano molto estesi e la presa di note diventa quasi indispensabile.
  • Interpretazione simultanea: si usa in modo isolato, principalmente nelle osservazioni telefoniche già menzionate. In questi casi la mancanza d’informazione non verbale può essere considerata una difficoltà aggiuntiva.
  • Chuchotage: si tratta di una tecnica che non viene usata spesso però possono presentarsi alcune situazioni in cui risulta necessaria.
  • Traduzione a vista: la traduzione orale di testi scritti può essere necessaria per la comprensione di determinati documenti, la cui terminologia deve essere nota all’interprete.

Per quanto riguarda le modalità d’interpretazione, possono essere divise in due gruppi:

  • Interpretazione presenziale: l’interprete si trova nello stesso spazio comunicativo degli interlocutori.
  • Interpretazione non presenziale: comprende le sotto modalità dell’interpretazione telefonica e dell’interpretazione tramite videoconferenza, che presentano lo svantaggio di comportare una maggiore o minore perdita di informazione verbale.

Profilo dell’interprete

La natura multidisciplinare del lavoro dell’interprete nel campo poliziesco e penitenziario fa sì che le loro diverse competenze e caratteristiche compongano un mosaico eclettico e difficile da categorizzare. Fowler (2003: 207) ha stilato un elenco di compiti e competenze che ogni interprete della polizia deve soddisfare, tra cui vengono evidenziate la conoscenza delle diverse tecniche di interpretazione, la padronanza della presa di note, le competenze relative alla traduzione scritta e la capacità di svolgere più compiti contemporaneamente.